Comunicazione ai tempi del Coronavirus: successi e fallimenti

Il Coronavirus ha scoperchiato il vaso di Pandora del real time marketing, mostrando i limiti e i rischi della comunicazione in tempo reale.

Si sa che, nei tempi del real time marketing, ogni occasione è ghiotta per sfruttare gli eventi, ma il rischio di sbagliare è sempre dietro l’angolo.

Non ha fatto eccezione nemmeno il Coronavirus, che ha visto molti marketers lavorare per cogliere l’attimo e sfornare la loro campagna in tempo reale. Niente di diverso dal solito, se non fosse che la situazione Coronavirus, che all’inizio sembrava un panico diffuso inutilmente e che si sarebbe esaurito in fretta, è diventata nel corso dei giorni qualcosa che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare, con tanto di uffici in smartworking e scuole chiuse fino a data da destinarsi.

Ed ecco quindi il primo inganno smascherato dal virus: il real time marketing, a volte, può invecchiare davvero male. Quello che fino a una settimana fa poteva far sorridere i più smart e scettici, adesso diventa inevitabilmente di cattivo gusto, facendo così diventare il real time marketing sul Coronavirus un terreno talmente minato da impedire – a livello aziendale – qualunque scherzo o sarcasmo.

Qualche prova?

Proviamo a guardare questa campagna di WeRoad, uscita il 2 marzo e ripresa subito dal blastatore Roberto Burioni.

Coronavirus

Sorvolando sulla risposta dell’azienda, questo caso evidenzia proprio quello che stavamo dicendo:  il real time marketing è talmente veloce che a volte non si riesce nemmeno a fermare la “macchina” prima che il danno venga fatto, e così trasformare “i sorrisi e la positività” in una valanga di insulti per il brand.

Leggi anche: Business e comunicazione web: una guida pratica su come si comunica sui Social Media

Influencer, mettete via i cellulari

Non potevano ovviamente mancare le influencer a dire la loro sul Coronavirus. Esempio lampante è sicuramente Chiara Biasi (quella che “per 80mila euro manco mi alzo al mattino e mi pettino i capelli” cit.) che per qualche oscuro motivo ha pubblicato uno screenshot di una sua chat privata sulle storie di Instagram, non rendendosi conto di non aver censurato una parte fondamentale, quella in cui si chiedeva perché tra tutti i contagiati non ci fosse “nessuno che mi sta sul ca**o che muore”.

Coronavirus

Che sia stato per sbaglio – così voglio sperare – o fatto di proposito – ma perché?! –  questo dimostra ancora una volta che, ci piaccia o no, fare le influencer è un lavoro, e in quanto tale non si dovrebbe trattare il proprio profilo social (con il quale – ripeto – lavori) con la noncuranza che ci si aspetterebbe da una persona con 200 follower.

Quando il tempismo è tutto…e tu lo sbagli

Erano alcune settimane che Crodino faceva teasing sulla sua nuova campagna pubblicitaria, ancora prima che il virus fosse considerato seriamente una minaccia.

La grande data di lancio del discorso: 2 marzo.

Il 2 marzo arriva, e lo spot vede il gorillone che parla romano lanciare un messaggio molto più impegnato del solito: “Restiamo umani – ci dice – e abbracciamo il mondo”.

Già, abbracciamolo questo mondo, magari appena il Ministero della Salute ci dà il permesso.

Questo è uno di quei rari casi in cui un’emergenza umanitaria (i profughi, i migranti, il razzismo) viene surclassata da un’altra emergenza umanitaria, che mette totalmente in ombra la prima.

Sfortuna, amici di Crodino, personalmente credo sia un peccato che la vostra svolta impegnata sia stata cannibalizzata.

E i successi?

Uno e uno indiscusso. Lui:

Bello Figo non ci spinge a fare cose che non dovremmo (tipo partire in macchina durante la quarantena), non si pone come esempio, ci racconta solo come molti stanno vivendo questo periodo di quarantena: un autentico struggimento perché non si può vedere le ragazze twerkare in discoteca.

Per dirla citando un commento a questo video che mi è piaciuto particolarmente: “in un mondo dove il Coronavirus distrae dai problemi più concreti, Bello Figo si distrae a sua volta, vagando con la mente alla ricerca del piacere carnale”.

Stupido? Sì

Banale? Forse

Una caduta di stile? No, perché è in perfetta linea con il suo brand.

Bello Figo 1 – Marketer 0

Valentina Ottoboni

Author Valentina Ottoboni

More posts by Valentina Ottoboni

Lascia un commento

© 2017 manoxmano web & contents agency

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: